06/05/2012

MESSAGGI DALL'ALDILà

Possiamo capire se c’è un dopo la morte corporea? E sé possibile vedere o comunicare con e dall’aldilà?

i "contatti", le "comunicazioni" con il mondo dei morti non sono impossibili, anche se, in questo ambito, occorre adottare la massima prudenza e cautela sui giudizi.

 

Tunnel di luce, senso di pace, esperienze extracorporee, questi sono i racconti di chi è morto ( anche solo per qualche minuto) ed è resuscitato dopo un incidente o un arresto cardiaco. La prova che c’è vita dopo la morte, per chi è convinto. Per gli altri uno scherzo della biologia. Ora uno studio olandese dice che è vero: anche se il cervello è "spento" quelle strane visioni non sono inventate.

I racconti sono sempre uguali: "Si vede una grande luce dentro un tunnel. Si sente una grande pace. Si incontrano i propri cari morti, gli si parla. Poi si esce dal proprio corpo, come un’anima leggera. E ci si vede dall’alto, come una telecamera puntata in basso che lentamente sale verso l’alto o steso su una strada dopo l’incidente mentre un medico cerca di rianimarti; su un letto di ospedale con i tuoi parenti che piangono; mentre l’acqua gelida del fiume dove sei caduto ti si chiude sopra la testa. Sono i ricordi di chi è stato dato per morto ed è tornato a vivere. Dopo un incidente, un ictus, un infarto, un trauma improvviso. La prova che c’è vita dopo la morte? Suggestioni e scherzi del cervello sotto stress? Materia di discussione fra scienziati e teologi.

Ultimamente, da uno studio si scienziati olandesi, hanno confermato che è tutto vero in che senso: "Non abbiamo cercato le prove dell’esistenza della vita dopo la morte" spiegano i ricercatori olandesi dell’Hospital Rijnstate che hanno condotto lo studio. La loro è un’osservazione neutra, magari considerata finora improponibile. La differenza della ricerca olandese sta soprattutto nel numero di persone intervistate e nel breve periodo trascorso dall’esperienza di morte apparente e dalla registrazione del loro racconto. In tutto 344 vittime di arresto cardiaco poi resuscitate e ricoverate in 10 ospedali dell’Olanda. I medici hanno raccolto le dichiarazioni di queste persone non più di una settimana dopo che erano uscite dallo stato di cosiddetta "morte clinica". Morte clinica che in medicina definisce lo stato di incoscienza derivato da un’insufficiente apporto di sangue al cervello. E senza sangue, il cervello spegne la luce.

Cosa ne è uscito? Che il 18 per cento dei pazienti "risorti" ricordava in parte cosa succedeva intorno a loro mentre erano clinicamente morti. E che un'altra porzione, fra l’8 e il 12 per cento, riferiva esperienze tipo l’aver visto una grande luce dentro un tunnel o aver parlato con parenti e amici morti. E comunque molti di loro ricordavano nel dettaglio la loro esperienza di trapassati. Difficile, dicono ora gli scienziati, che si siano inventati tutto. Ora a conferma anche di quanto detto sopra, nulla è prevedibile se lo stato di inconscio premorte abbia ancora la forza di trasmettere, essendo il cervello una combinazioni di cosidetti contatti elettrici, per dirla in modo semplicissimo, a dare ancora impulsi, se invece ciò che accade è veramente reale, pur mantenendo lo spirito ed essenza dell’anima attiva a meno che non scompaia del tutto una volta avvenuta la morte certa.