29/10/2011

IN COMA MA ERA COSCIENTE

Mi permetto di dare questa notizia che ha quasi dell’incredibile e ci fa riflettere su quello che, pochi mesi or sono, se ne parlato tanto sulla vicenda di “ Englaro” con molte contraddizioni sulla vicenda stessa. Da “ Le Figaro” riporta una storia assurda e drammatica. Un uomo, nativo del Belgio, di 46 anni ha passato 23 anni in un letto di ospedale per quello che gli era stato diagnosticato come un coma profondo. Ma tre anni si è scoperto che il paziente è stato sempre cosciente, rilevato dalle analisi ultime.

“Gridavo, ma non mi potevano sentire”. Con queste parole Rom Houben, questo è il nome del paziente, sintetizza tutta la sua amarezza per la brutta esperienza che ha vissuto per 23 anni. Nel 1983, a seguito di un incidente stradale, resta paralizzato e finisce in coma profondo, cos’ diagnosticato dai Dottori dell’ospedale. Colpo di scena, dalle nuove analisi effettuate all’università belga di Liegi, nel 2006, dal dottor Steven Laureys, rilevano l’incredibile, se si può dire l’errore di sottovalutazione o mancanza professionale di alcuni, che Rom era in effetti pienamente cosciente di quello che accadeva intorno a lui, anche se paralizzato. Lo si apprende solamente oggi tramite una pubblicazione del medico che lo ha salvato sulla rivista di neurologia BMC Neurology.E’ dal 1983, che Rom Houben capisce quello che dicevano i medici sulle sue condizioni. “Per tutto questo tempo, sognavo una vita migliore. La frustrazione è una parola troppo debole per descrivere quello che provavo”, racconta. Ora Rom Houben può comunicare grazie ad un sistema informatico che gli permette di scrivere dei messaggi per mezzo di un computer. “Non dimenticherò mai il giorno in cui hanno scoperto il mio problema. E’ stato come nascere una seconda volta”, come dice Rom, “Voglio leggere, parlare con i miei amici via computer e approfittare della mia vita adesso che la gente sa che non sono morto”.

Il dottor Steven Laureys e convinto che numerosi pazienti considerati in stato vegetativo sarebbero in realtà vittime di errate diagnosi. “Al 41% dei pazienti in stato di minima incoscienza viene diagnosticato erroneamente uno stato vegetativo”.

Questa, pur sempre triste vicenda, potrebbe avviare un dibattito sull’opportunità di discussione per mettere sul tavolo la questione della fine alla vita delle persone considerate in coma da anni e di cui si ritiene che non ricupereranno mai le loro facoltà.