INQUINAMENTO TROPPO RUMORE

Danni dell’inquinamento acustico:

 

 

L’inquinamento acustico è responsabile in modo rilevante su molti aspetti della nostra vita, ha il potere di influenzare lo stato psicofisico delle persone, il lavoro, e anche negli affari può determinare un valore di immobile e terreno.

 

 

Il troppo rumore provoca problemi anche gravi alle persone, causando alterazioni fisiologiche che variano in funzione delle caratteristiche fisiche del rumore e della risposta dei soggetti esposti. Gli effetti riscontrati sono riportati in una scala che li suddivide in trauma acustico, danno, disturbo, fastidio . Il trauma acustico comporta la perdita di udito in seguito a elevatissime pressioni acustiche prodotte da fenomeni esplosivi che provocano la rottura della membrana timpanica o il danneggiamento della catena degli ossicini. Il danno è rappresentato da ogni alterazione anche parzialmente non reversibile dell’apparato uditivo: simile al trauma, anch’esso comporta una lesione all’orecchio, ma consegue da un’esposizione quotidiana a livelli di rumore superiori a 80 dB per tempi prolungati (da 10 a 30 anni). Tale lesione è quasi inavvertibile all’inizio della sua manifestazione ma, se si continua a restare esposti alla fonte di rumore, si aggrava e provoca difficoltà nella comprensione di una normale conversazione. In questo caso non si parla di sordità, ma di handicap uditivo. Disturbo è invece una patologia che influisce sulla salute psichica prima che fisica del soggetto colpito. Il disturbo è un’alterazione reversibile delle condizioni psicofisiche delle persone che ne sono interessate,inoltre può avere un effetto di fastidio che nasce dalla combinazione di fattori di natura fisica, psichica e sociale e che modifica la capacità dell’individuo di relazionarsi con l’ambiente, trasformandosi in una grave causa di stress. L’inquinamento acustico non ha tuttavia effetto solo sull’apparato uditivo, ma anche sul sistema cardiovascolare, sul sistema nervoso centrale, sull’apparato respiratorio, sull’apparato digerente e su quello riproduttivo, causando problemi che non sono identificabili tramite un’indagine audiometrica, ma che rivestono un ruolo di grande importanza a livello di benessere sociale.

 

L’ipoacusia da rumore, cioè la ridotta capacità uditiva provocata da eventi rumorosi, è la principale malattia professionale registrata negli ultimi anni in Italia. Per questo a partire dal 1991, con l’entrata in vigore del D. Lgs. 277/91, sono stati introdotti dei valori limite di esposizione al rumore, al superamento dei quali il datore di lavoro era obbligato a adottare una serie di provvedimenti che tutelassero la salute dei dipendenti. Tale normativa è stata in seguito dettagliata dal D. Lgs. 195 del 2006, che ha definito i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’esposizione al rumore durante il lavoro. I limiti di tollerabilità, con i rischi derivanti e le conseguenti precauzioni da adottare, sono stati fissati tra 80 dB e 90 dB. Studi recenti hanno inoltre dimostrato che l’inquinamento acustico sul luogo di lavoro oltre a provocare danni diretti di origine fisiologica è causa anche di danni indiretti di natura diversa. Un ambiente molto rumoroso impedisce infatti una buona comunicazione (intesa come una conversazione percepita dall’orecchio a un livello di almeno 10 dB superiore a quello del rumore circostante), è molto spesso motivo di infortuni (in quanto rende difficile sentire le direttive di lavoro e i segnali di allarme) e causa distrazione. Inoltre l’inquinamento acustico può avere gravi effetti sulle lavoratrici gestanti, che in caso di prolungata esposizione a rumori intensi rischiano un aumento della pressione arteriosa e un conseguente senso di spossatezza. Prove sperimentali suggeriscono che l’esposizione continuativa del feto a eventi rumorosi di grave entità durante la gravidanza può avere effetti negativi sull’udito del nascituro, in particolar modo nel caso di inquinamento da basse frequenze.

 

Inquinamento sul luogo di lavoro

 

Il rumore infine riveste un ruolo di particolare importanza per quanto concerne il valore delle zone antropiche e naturali. Infatti i parametri di valutazione relativi e assoluti che stabiliscono gli indici massimi tollerabili di livello sonoro identificano diverse aree ambientali, caratterizzate da differenti destinazioni d’uso del territorio. Tipicamente le aree a maggiore densità abitativa sono caratterizzate da più basse soglie di tolleranza, mentre quelle prevalentemente industriali presentano indici più elastici. Generalmente poi il livello massimo tollerabile è più basso nelle ore notturne rispetto a quelle diurne. Questa suddivisione, indicata con il nome di zonizzazione ambientale, permette di attribuire un valore agli immobili presenti sul territorio e al territorio stesso in base all’entità di inquinamento acustico rilevata, e rende detto valore maggiore o minore in relazione al rispetto degli indici in base ai quali è stato stimato.

 

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INQUINAMENTO TROPPO RUMOREultima modifica: 2010-12-28T00:05:00+00:00da francof55
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